Mariagiovanna
Volpari

 Designer

Chi sono. Lo posso raccontare attraverso alcuni pensieri, alcune costanti della mia vita

IL CONTENUTO

Il mio punto di interesse è il contenuto: per ogni progetto parto dal contenuto, il contenitore viene dopo.

Il contenuto prima: la persona per il progetto di un gioiello, la famiglia per la casa, il progetto di un mobile per cosa conterrà e non dove andrà.

Il contenuto dice già, risponde alle richieste del progetto del proprio contenitore: non è un riempimento, ma un presentarsi. C’è un già fatto nel mobile quando c’è il contenuto.

IL GIOCO

Vengo da una famiglia con un’attenzione particolare all’arte e al design, il gioco quotidiano della mia infanzia era creare una casa. Costruire una casa in giardino ogni giorno e smontarla ogni sera: creare la casa, gli arredi, ogni giorno un mondo nuovo, una casa nuova. Ogni giorno la casa era una scenografia, l’immagine di una casa.

IL BELLO E IL BUONO DELLE COSE

καλὸς καὶ ἀγαθός

Prima di iniziare i miei studi di design, mi sono dedicata agli studi filosofici: la filosofia estetica, sorella stretta della progettazione.

Di quegli studi, sempre attivi, e dalla passione per lo studio e la lettura che accompagnano il mio tempo ci sono alcuni elementi, alcune parole che risuonano ogni giorno: l’umiltà nell’approccio al vivere e al fare di Socrate e Seneca, l’idea di perfezione fisica e morale della kalokagathìa, non può esserci il bello se non è anche buono e se è buono ha in se anche il bello.

Questo è il motivo per cui dire “mi piace” o che una cosa è bella, spesso per me non ha senso: queste parole non hanno una specificità per il designer, sono concetti che non possono essere considerati delle unità di misura. È il funzionale, sono le caratteristiche speciali a dare il valore a un oggetto: è solo l’altro, il fruitore, che potrà usare queste parole, che potrà dirne la bellezza.

 

Il mentore, l’insegnante che mi porto dentro è Barbara Nerozzi, architetto, giornalista e più di quanto una definizione possa dire, una figura molto famosa nel dietro le quinte, con un punto di vista sempre fresco, trasversale, vivace. In uno schizzo vedeva l’errore, non solo quello tecnico, vedeva l’errore del gesto. Mi ha insegnato la sincerità: è l’essere vero, libero da sovrastrutture per mostrare la tua faccia pulita. La vita deve scorrere, non ci può essere menzogna. È un apporto umano profondo, più profondo. L’attenzione particolare alla vita quotidiana, a quello che arriverà poi, è sempre il come, non è mai il cosa.

Di Bruno Munari il suggerimento di non fare, di non progettare nulla se non ha ragion d’essere. Munari, una persona trasversale, che insegna un percorso logico, ad esempio con “Da cosa nasce cosa” un dei suoi testi con cui tira fuori l’anima più inaspettata delle cose. È come se andasse a cogliere dei linguaggi che sono di altri periodi della vita di ognuno di noi. Ricorda, parlando dell’esposizione delle merci, quanto è importante la sorpresa, come nell’immaginario del bambino. È una persona che approfondisce, è un sottomarino che continua a scendere il carburante è la fantasia.

E il design sarà sempre un gioco in gioco, perché è progettare e progettare non è un’invenzione o un’innovazione, ma è a servizio della vita, è un alleato, un amico, ti accompagna. Progettare è progettare il trasformabile. Un arredo trasformabile che come il progetto accompagna il tempo e gli spazi sempre in divenire dell’essere umano, il vero fruitore del design. Io, designer, sento il dovere di trattare il design come un valore speciale per le persone. Mai fine a se stesso, il design è per qualcuno.

UN PROGETTO DEDICATO.

O NON È UN PROGETTO.

Nel futuro vedo progetti un po’ speciali, forse trasformabili: è sempre il contenitore che deve adattarsi al contenuto, mobili pensati non per te, ma per il contenuto e solo dopo saranno per te, perché funzionali, perché danno una risposta.

Un po’ come sono sempre stati i miei progetti, dedicati agli spazi difficili, come l’interno di un camper o di una barca, quello che mi stimola è la necessità del continuo adattarsi: la risposta al contenuto e la risposta all’essere umano.

Sono progetti che rispondono.